Vorrei oggi raccontare di una partita di rugby, mentre son qui seduto che altrimenti non posso stare, dopo una notte bianca infinita a cercare la posizione nel letto per non sentire male. Mio padre dice: "Quelli del rugby si dànno solo botte, e poi dicono che è uno sport corretto".
Ieri sera si é giocata una partita, di rugby, amichevole. La mattina s'era annunciata, grigia, pesa. Tempo da rugby. Bene, si preparano gli scarpini con i tacchetti di ferro, che non basteranno certo, ma è bello quando ticchettano sul cemento fuori dallo spogliatoio. I Fred Astaire della palla ovale. La piova, lasciatemi questo omaggio, scende leggera, per tutta la mattina. Alle quattro a Pisa non piove più, c'è aria tumefatta d'umidità. Siamo pochi, pochi pochi. Tocca giocare, voltaren e moment e speriamo che la gamba non si faccia sentire, almeno non troppo presto. Arriviamo a Viareggio, e la pioggia lei c'è, ci accoglie su un campo da calcio, adattato per l'occasione. I pescidiavoli son là, che si scaldano sotto l'acqua. Gioco estremo, dall'inizio alla fine. Cazzo, dico, questo è un giorno di merda per fare l'estremo. Quando il campo è pesante la palla va calciata, ed è difficile da prendere, da capire. Vedremo. Riscaldamento, non ci si capisce un cazzo di come son messe le linee. E questa? Sarà la ventidue, boh. Discorso del mister, discorso del capitano e si comincia. Loro subito calciano, il calcio è corto, lo prende il mediano, no, lo prendo io va bene. Toh, piglia mediano, fanne buon uso. La palla si perde nella massa di uomini, parte una maul, loro la ripigliano e calciano dall'altra parte. No, lì non ci arrivo. Va bene, touche per noi. Si affonda nel fango, ma è bello sentirsi l'acqua che sgocciola dalle sopracciglia, che ti bagna le labbra. Facciamo un buco sulla 3/4, è meta! No, dice l'arbitro, è uscito con i piedi. Bobo. Bravo, va bene uguale. Loro cominciano a sfondare però. Non li teniamo. Attaccano in troppi sulla tre quarti. Ci sarà da soffrire. Vanno subito avanti di una meta. Ci hanno portato dentro di peso. La linea di meta nemmeno si vede. Si sente soltanto, che è vicina. Un altro buco, questo lo placco io. Ce l'ho ce l'ho. Mi scivola via, dalle mani. Fitta al braccio sinistro. Perché non l'ho preso? Altra meta. Il primo tempo è così. Chiama l'ala chiusa a raddoppiare, stai profondo, no, sali ora. Confusione. Dove la giocano? Hanno l'estremo a sinistra, bene, lo seguo. L'estremo fa il buco, stavolta lo tiro via dal campo. Eccoti, vieni ancora un po', preso! Almeno un placcaggio come si deve. La loro mischia ci porta via. Le loro terze bucano. Altre mete. Arriva un tre quarti, lo placcano e io gli prendo il pallone. Guardo l'arbitro facendogli il segno che la teneva. L'arbitro fischia la meta. Cazzo, la linea. Confusione. Finisce il primo tempo. Troppo presto, inaspettato. Riunione in panchina, sento male alla gamba, non ho forza nelle braccia. Non ho forza nella testa. La pioggia è un sollievo. Si rientra in campo, il secondo tempo andrà meglio. La pioggia aumenta, il fango pure. La partita si fa confusa, ma noi ci mettiamo il cuore. Non riesco quasi più a camminare, ma devo stare in campo. I cambi, tre, sono finiti. Loro hanno gente fresca. Si riconoscono ché spiccano rossi nel campo, in mezzo ad un mucchio di corpi marroni. Arriva un calcio loro. Questa è mia non la toccate. La ricalcio via, mi becco un placcaggio senza palla ed in fuori gioco loro. Nemmeno lo sento. Sento solo la gamba che stride come un cardine arrugginito. La nostra mischia ora è più pesante. Li spingiamo via. Una maul. Spingere! Spingere! siamo dentro l'area di meta, giù! giù! Ci rispingono fuori, no! Giriamo la maul ed entriamo. Meta! 1 a 0 per noi, e ora si combatte. Il pallone è sporchissimo. Sasha lo gioca al limite dell'umano, gran partita. Stavolta avanzano loro, di nuovo con gli avanti, ci difendiamo con quello che ci rimane. Segnano ugualmente, bravi pescidiavoli. Il morale sale, stiamo dando tutto. La palla esce in touche sulla sinistra. Calcio d'angolo! si sente. Rispondo: per chi? Arbitro quanto manca? due minuti e tutti in doccia. Finisce la partita. E' un piacere abbracciare gli avversari, marroni di fango siamo tutti uguali. |